Il Mediterraneo come il Nilo. Cristiani massacrati solo per fede.

Ricordiamo tutti la prima piaga d’Egitto nel libro dell’Esodo? Per la durezza del cuore del Faraone Dio ordinò a Mosè di battere con il suo bastone sull’acqua del Nilo che divenne sangue e non ci fu acqua potabile per 7 giorni. Quel sangue era il tragico ricordo degli innocenti primogeniti ebrei uccisi per volontà del Faraone Egiziano secondo il suo comando “Ogni figlio maschio che nascerà agli Ebrei, lo getterete nel Nilo ”(Es 1,22).

Ho subito pensato a questa tragica scena quando i miliziani dell’Isis hanno sgozzato i 21 egiziani Cristiani copti rapiti tra la fine di Dicembre e Gennaio ed hanno riversato i loro corpi nel Mediterraneo tingendo di rosso le sue acque. Il pretesto? «Avete buttato il corpo di Osama bin Laden in mare, mischieremo il suo sangue con il vostro».

La folle rabbia di questi uomini sta interessando davvero il mondo intero? Le varie accuse che ci hanno lanciato («Ci avete visti in Siria, ora siamo qui, a sud di Roma»; «Messaggio firmato con il sangue alla Nazione della Croce») ci stanno solo spaventando o ci danno una chiara idea di quel che è necessario fare? Un nuova massacro contro non solo i cristiani, ma tutti coloro che si oppongono al Califfato, sta facendo cambiare le logiche internazionali?

Assolutamente no! Assolutamente no! La verità è che “sono stati assassinati per il solo fatto di essere cristiani” dice Papa Francesco nell’omelia del mattino e la comunità internazionale guarda con diplomatico disgusto senza muovere un dito, perché? Perché così conviene! “Perché siamo così? Perché abbiamo questa possibilità di distruzione” -dice ancora il pontefice- “Guerre, traffico di armi ci rendono imprenditori, ma di cosa? Si di morte! Paesi che vendono le armi ai due paesi in lotta tra loro per il solo motivo di permettere che la guerra continui”.

Questa è la tragica verità delle persecuzioni dei cristiani: dove sono gli Americani? Dov’è l’Onu? Dove sono le mille magna carta dei mille diritti umani di bambini, donne e minoranze? L’unico baluardo della carità, uno tra pochi, mons. Giovanni Marinelli, Vescovo di Tripoli che da quarant’anni serve quel popolo, che non abbandona quella terra, che serve i migranti, non solo cristiani, arrivati dalla Libia per sfuggire alla guerra e alle persecuzioni; scrive L’Osservatore Romano “in una diocesi composta quindi in gran parte di disperati, donne e uomini di passaggio incontrati solo per breve tempo, ma nei momenti forse più duri e incerti della loro vita, il vescovo ha garantito i primi soccorsi e soprattutto offerto amore paterno. E in questi lunghi anni Martinelli è sempre andato loro incontro, per portare aiuto materiale e una parola di affetto e incoraggiamento, anche nelle terribili prigioni dove senza motivo apparente venivano spesso internati i profughi eritrei”.

L’uomo ha smarrito la sua missione, il suo obbiettivo; l’uomo ha smesso di essere homo viator, uomo pellegrino alla ricerca della verità, ed ha deciso di lasciar parlare la sete del possesso che è in lui. Non solo i folli uomini dell’ISIS, ma anche gli opportunisti politici, gli ignavi venditori di armi, gli omertosi giornalisti, ed infine coloro che fanno di una fede un pretesto per cavalcare le loro ideologie o i loro profitti; in poche parole anche te che leggi questo articolo e rimani indifferente al fratello che, per amore del fratello e di Cristo, muore decapitato e il cui sangue viene gettato nell’aperto mare Mediterraneo.

Quel sangue ed il tuo silenzio gridano al cospetto di Dio!