Il Mito di Europa

Pensavo a come inquadrare un articolo sull’Europa, ed ho deciso di ritornare alle sue prime origi, ai suo primi passi.
Europa, la figlia del re Tiro,  a motivo della sua bellezza, fece innamorare Zeus, padre degli dei, il quale sotto le mentite spoglie di un toro, la rapì e fuggì lontano, chi sa dove. I fratelli nel tentativo di trovarla nuovamente  e riportarla a casa, iniziarono a camminare lungo il territorio conosciuto e dettero vita a città e diverse forme di organizzazione sociale. Costituirono così questa terra perché sapevano da dove partivano e dove sarebbero tornati una volta assolta la loro missione.
Purtroppo oggi le cose non sono così, pare agli occhi di un’osservatore che questi fratelli siano diventati stanchi, esausti di ricercare, come se si fossero incancreniti ed abbiano smesso di camminare. Sono deboli e troppo pasciuti, incapaci di trascendere il loro poco e mero avere per giungere all’essenza più alta che questa ricerca offre; hanno iniziato a dominare piccole logiche che naturalmente li escludono da una visione ampia del loro essere in cammino, del loro essere homo viator, e dunque hanno smesso di perseguire il loro obbiettivo; hanno inebriato il loro cuore a tal punto da pensare che loro sorella è solo un dimenticato fantasma da superare e quel che invece hanno iniziato a produrre sia la verità, non sapendo che osservano, che producono solo delle ombre proiettate su una parete, vanascenze di socratica memoria; non arriveranno mai a dire con Giobbe: “ti conosce per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono” (Gb. 42,5).
Gli europei, fratelli di Europa, hanno dimenticato la missione datagli da loro padre Tiro, ritrovare la sorella rapita, ed hanno iniziato a navigare un mare che non riescono più a dominare, a conoscere, a scrutare nell’orizzonte, allontanndosi dalle città di partenza forse Atene, forse Gerusalemme. Smarrendo la Stella Polare hanno smarrito se stessi, hanno posto radici su una terra che non li proietta più ne verso l’Alto e ne verso l’Altro; vivono come se fossero immortali, come se saranno per sempre, senza ricordare che la vita passa e che dovranno raccogliere nei granai del cielo quel che hanno seminato nel campo della terra…grano o zizzania? Quando capiranno di non essere immortali si renderanno conto che le buone domande che non hanno mai posto diventeranno una risposta che non li farà più vivere oltre se stessi, ma morire in se.
Si salveranno solo i fratelli di Europa che si sono posti la magna quaestio: da dove vengo? Dove vado? Sono queste le domande che si aprono ad una Verità di risposta che supera ogni confine e li rende ciò per cui sono nati, ciò per cui è la loro missione. Il loro varcare la soglia della vita li condurrà non alla morte, ma alla vera vita che è per sempre.
I fratelli di Europa che si salveranno saranno colo che non vivranno come un qualunque uomo, ma come pensava Platone, l’uomo immagine dell’Uomo, l’uomo che partecipa sulla terra e si proietta nei cieli di quell’umanità che diventa misticamente reale, che diventa per sempre, ad “immagine e soglianza” del Creatore. Essendo ad immagine e somiglianza non si nasconderanno dietro le fronde, vergognandosi di esser nudi, ma guarderanno a testa alta gli occhi del loro Creatore, riscopriranno il principio della loro vocazione: ricondurre la loro sorella così com’è stata creata.
Alcuni fratelli di Europa, infatti, sono ancor’oggi ricercatori, desiderosi di tornare nuovamente da loro Padre, ma altri, si sono arresi, si sono insediati ed inevitabilmente hanno dimenticato chi è la loro sorella esopratutto chi sono i loro genitori, squisitamente e per sempre il Padre e la Madre e per questo, non avendone più desiderio e affetto, li hanno scambiati con figure fantastiche, aliene, disincarnate, prive di identità che impersonalmente chiamano genitori, ma che non hanno un volto naturale ed un tratto paterno e materno.
Questi fratelli dilaniati ed angosciati, privi di quella  magna quaestio, cosa faranno? Sin dove si spingeranno? Come riusciranno a non morire e partorire morte? Solo se alzandosi, si rimetteranno in un cammino, capaci di osservare un orizzonte, quel punto unico che unisce cielo e terra, e proprio lì riscopriano la loro sorella Europa insieme a Dio-Padre e alla Chiesa-Madre.
Ma…lo dico così, giusto per ricordare un mito!

don Andrea Simone