Amoris Laetitia, manipolazioni anti-Papa

 

Ma da dove nasce un testo che mostra una radicale incapacità di staccarsi da una visione di Chiesa tutta norme e giudizi? Come è possibile che esistano teologi cattolici o comunque studiosi incapaci di comprendere che “la misericordia è la pienezza della giustizia e la manifestazione più luminosa della verità di Dio”? (Al, 311).

Monsignor Giuseppe Lorizio, docente di teologia fondamentale all’Università Lateranense, membro del Comitato nazionale per gli studi superiori di Teologia e di Scienze Religiose della Cei, non usa mezzi termini: “C’è un problema di onestà intellettuale e di incompetenza teologica. L’onestà intellettuale vorrebbe che non si mettessero tra virgolette, usandole come proposizioni d’accusa, frasi che il Papa non ha mai né detto né scritto. E, non avendole mai né dette né scritte, nel documento non compare evidentemente alcuna citazione a proposito di queste “accuse”. Si tratta quindi di considerazioni tratte da una libera e discutibile interpretazione del messaggio del Papa e di Amoris laetitia”.

Insomma, un problema metodologico che rende poco credibile tutto il resto. Ma sui contenuti?

Tante perplessità. Già sulla prima delle loro affermazioni ci sarebbe tanto da dire. A proposito della giustificazione si mostra una visione automatica e statica della Grazia, che invece è un fatto dinamico, che dobbiamo sempre invocare e che comunque non proviene dal nostro merito ma dal dono di Dio. In questo senso questa dinamica della grazia comporta che anche la persona che si è confessata, riceva il perdono e quindi è in stato di grazia non è perfetta. E se non è perfetta, ha bisogno di conversione. Questo è il percorso in cui i sacramenti ci aiutano e ci sostengono.

Come valutare l’osservazione a proposito dell’Eucarestia per i divorziati risposati?

L’Eucarestia non può essere concepita come il Pane di coloro che già sono perfetti. Ma è il panis viatorum, di coloro cioè che sono in cammino. Se dovessimo tutti attendere la pienezza dell’unione con Dio per accedere all’Eucarestia, nessuno vi potrebbe accedere. Tanto che pochi istanti prima di riceverla tutti, dal celebrante all’ultimo dei fedeli, dicono “Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa”. Questo non essere degni, vuol dire che l’Eucarestia è data anche alla nostra fragilità. Del resto se la grazia è l’amicizia con Dio, Dio ci offre la sua amicizia attraverso i sacramenti. Ma non dimentichiamo che le reliquie del peccato restano anche nella persona che ha celebrato il sacramento della riconciliazione.

Ciò che nel documento si afferma a proposito della riconciliazione sembra frutto di una visione preconciliare…

Ma ancora peggio, in un punto significativo dal capitolo 12 del Decreto sulla riconciliazione del concilio di Trento – e quindi siamo in piena tradizione – si dice che nessuno può avere la certezza assoluta di essere graziato o predestinato, il che significa che nessuno può ritenersi in una situazione di “certezza” per quanto riguarda la grazia. Il Papa, con Amoris laestitia, si innesta in questa tradizione. Chi dice il contrario, come traspare dal documento, evidenzia un problema di imperizia teologica.

E la parte finale sul Modernismo e su Lutero?

Non si possono liquidare in modo così banale questioni storiche enormi. Oggi le ricerche ci hanno offerto una comprensione più profonda della teologia di Lutero e abbiamo molti documenti in più per inquadrare la questione del Modernismo, per cui agitare questi fantasmi in questo momento vuol dire essere fuori dalla storia e ignorare il frutto delle ricerche più recenti.

Eppure sulla base di queste traballanti conoscenze, si attribuiscono al Papa posizione eretiche.

Siamo al paradosso. La patente di eresia non la danno i teologi e gli studiosi. Eventualmente la dà il magistero. Qui siamo a un confronto improbabile, Il “magistero” di questi presunti dottori si sovrappone al magistero ecclesiale. Un teologo o un gruppo di teologi può esprimere un parere, non accusare di eresia. L’Esortazione postsinodale ha una qualifica di magistero ordinario e quindi va accolta come tale, non è la posizione di una scuola teologica. È l’espressione di un percorso di Chiesa. Come si fa ad ignorarlo? E come si fa ad ignorare che l’intento dell’Esortazione è preminentemente pastorale. Offre una visione dell’amore come fondamento del matrimonio che va al di là di una scansione normativa. E dicendo che è pastorale non diciamo che si tratta di un livello inferiore rispetto alla teologia. Diciamo proprio il contrario, perché la pastorale comprende e include la teologia. E non il contrario. Altrimenti il cristianesimo sarebbe una sorta di intellettualismo, proprio ciò che il Papa dice di voler evitare.

Luciano Moia, Avvenire del 25 Settembre 2017

Titolo schock, politicamente scorretto

Il girono 5 Settembre l’Italia si è risvegliata con una brutta notizia, la piccola Sofia Zago è morta nell’Ospedale di Brescia dopo aver contratto la malaria.

Tutti ci saremmo aspettati, nei titoli dei giornali italiani, solidarietà con la famiglia, o richiesta di maggiori controlli dalla sanità, ed invece, al dolore della notizia s’aggiunge l’indignazione che l’universo mondo ha potuto riscontrare nel titolo del quotidiano Libero: “Dopo la miseria portano le malattie”.

È sconvolgente come anche la morte di una bambina innocente sia l’ennesimo pretesto per fare campagna politica ed attaccare l’arrivo degli immigrati in Italia, accusati di riportare in Italia la malattia scomparsa dagli anni ’50.

Guarda caso poi, l’ipotesi più probabile, è quella la zanzara contaminata sia arrivata in valigia, si in un bagaglio o contenitore o scatola di chi, per godersi le meritate vacanze, abbia clandestinamente dato un passaggio a questi insetti, magari ancora embrionali in uova non schiuse.

La scelta del quotidiano, grazie a Dio, non è piaciuta all’opinione pubblica sollevando numerosissime polemiche contro il direttore Vittorio Feltri che, in modi e tempi diversi, strumentalizza la comunicazione che non informa ma deforma.

La stessa malaria giornalistica pare aver colpito anche i giornalisti de Il Tempo che scrivono: “Ecco la malaria degli immigrati”.

Ordine dei giornalisti e la Federazione nazionale della stampa sono intervenuti a riguardo prendendo le distanze da questi titoli scioccanti dicendo: “Il ricorso a titoli sensazionalistici e privi di riscontri oggettivi nei confronti di persone straniere, oltre a minare la credibilità dell’informazione, viola il testo unico dei doveri del giornalisti, in particolare in materia di diffusione di notizie sanitarie, ingenerando nell’opinione pubblica timori infondati. […] La libertà di espressione ed il rispetto dell’art. 21 della Costituzione non possono essere invocati per far passare messaggi di odio indiscriminato in una supposta interpretazione dei sentimenti dell’opinione pubblica che invece deve poter ricevere un’ informazione corretta e scevra da suggestioni infondate”.

Sarebbe interessante chiedere a Libero di realizzare un servizio su quante malattie gli europei hanno portato nei paesi, così detti, terzomondiali…ma questo non farebbe notizia!